Chi dice sposa, dice bianco. Oggi però non è più così… Oppure sì? Scopriamo qual è la storia e quali sono le tradizioni e le usanze dell’abito da sposa e del suo colore, nel tempo.

Come ci è stato tramandato, sappiamo che nella tradizione occidentale, il bianco sta a simboleggiare la purezza e la verginità della sposa. Questo colore infatti, inteso in tutte le sue candide nuances, dal bianco ottico all’avorio, dallo champagne al crema, è, per definizione, il “colore della sposa”.
Nell’ultimo decennio, questa concezione è velocemente cambiata e sempre più spose scelgono di cantare fuori dal coro, optando per abiti dai colori alternativi.
Storicamente però, l’abito della sposa non è sempre stato di colore bianco, anzi.

La storia, le tradizioni e colori dell’abito da sposa, nel tempo

Qualunque sia l’epoca, la geografia e le tradizioni, il rito del matrimonio esiste da quando è nata la civiltà sulla terra, e la sposa ha sempre seguito precisi rituali, tra cui anche l’ indossare un abito esclusivo per questo tipo di cerimonia.

Mentre al giorno d’oggi, l’abito da sposa esprime esclusivamente la personalità e i gusti personali e modaioli di colei che lo deve indossare, in passato esso aveva un preciso significato.
Anticamente infatti, l’abito nuziale è stato spesso il simbolo della posizione sociale e delle possibilità economiche della famiglia della sposa.

Abito-da-sposa

Partiamo dall’antica Grecia

L’abito da sposa delle ragazze, che si accingevano a sposarsi nell’antica Grecia, altro non era che la tunica in lino bianco, che portavano abitualmente, adornata da un mantello e da una cintura di cordoni, in vita. Unico “gioiello”: una coroncina di mirto tra i capelli, la pianta sacra alla dea dell’amore.

Nell’antica Roma

Ai tempi dell’impero romano, la giovane sposa indossava una tunica bianca, ma, a differenza che nell’antica grecia, questa le veniva donata dai genitori, quale tributo al Dio della fertilità e del matrimonio. La cintura di lana era allacciata in vita con il “nodo d’Ercole”, contro il malocchio, che poteva venire sciolto solo dallo sposo, durante la prima notte di nozze. Mantello e calzari, color giallo zafferano, completavano la mise. I capelli, pettinati in sei trecce, venivano adornati da una corona di gigli, grano, rosmarino e mirto (simboli di buon auspicio), su un velo di colore rosso rubino, arancione o giallo, simbolo del fuoco di Vesta, dea protettrice del focolare domestico.

Nel Medioevo

Se nel primo medioevo le vesti erano austere, ampie e con maniche larghe, con l’avvento della grande rinascita dei secoli successivi, anche l’abbigliamento cambiò profondamente. Il vestito da sposa divenne lungo e colorato, più tipicamente rosso, il colore dell’amore, che si riteneva propiziasse le nascite. Grazie alla diffusione dei bottoni e dei maspilli, le maniche si fecero più aderenti e le vesti, più attillate e preziose.

Il primo abito da sposa bianco

Il primo abito da sposa bianco, di cui si ha documentazione storica, è quello che indossò la principessa Filippa, figlia di Enrico IV d’Inghilterra, nel 1406, la quale sposò il futuro re di Norvegia, Danimarca e Svezia. L’abito era composto da tunica e mantello, entrambi di seta bianca, orlati di pelliccia.
Fece scalpore e suscitò molteplici polemiche, soprattutto l’abito nuziale di Maria Stuarda, la quale, nel 1558, per le sue nozze con Francesco II di Francia, la giovane, decise di indossare un abito completamente bianco, che era il colore del lutto.

Nel Rinascimento

L’abito da sposa del tempo prevedeva un corpetto, sopra il busto a stecche, una gonna larga, una camicia ricamata, stoffe floreali e colori pastello.
Nel XVI° secolo, apparve un nuovo elemento nell’abito nuziale: lo strascico. Simbolo di potere, più lo strascico della sposa era lungo e lavorato, più simboleggiava la ricchezza e il prestigio della famiglia. Ci furono vere e proprie gare di ostentazione tra i ceti abbienti e le cerimonie nuziali diventarono un espediente, per ostentare le proprie ricchezze e marcare il proprio status sociale. Di conseguenza, la condanna morale della Chiesa e la volontà di mantenere l’ordine di classe, portarono alla promulgazione delle cosiddette leggi suntuarie: le tasse sul lusso.

L’ epoca napoleonica

Dopo la Rivoluzione Francese, Giuseppina Bonaparte lanciò lo Stile Impero, definito così poichè rivisitava lo stile e la linearità degli indumenti tipici dell’antico Impero Romano: linee semplici, tagliati sotto il seno, gonna morbida e fluttuante. Qui le tinte tornano “forzatamente” delicate, a causa al blocco con il quale Napoleone impediva l’importazione di stoffe e colori, in Europa.

La regina Vittoria e la Chiesa Cattolica

Bisognerà arrivare al 1840, affinché il bianco si imponga definitivamente, come colore delle spose.
Per le sue nozze con Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, la regina Vittoria indossò un abito bianco, anziché di color argento, infrangendo la tradizione reale in uso a quel tempo.
L’abito dal corpetto aderente e dalla gonna ampia, con tanto di strascico scenografico, diede il via ad un nuovo stile, chiamato tutt’oggi Stile Vittoriano, in onore della sovarana.

Fatto storico importante di questo periodo: la Chiesa Cattolica riconobbe il dogma dell’Immacolata Concezione ed il bianco diventò, di conseguenza, simbolo di purezza. Inoltre, il bianco conferiva eleganza ed eccezionalità all’evento, in quanto si differenziava in modo evidente dai colori di uso quotidiano.
L’unica eccezione era rappresentata dalle spose finlandesi del diciannovesimo secolo, che indossavano abiti scuri o neri.

Dal ‘900 ad oggi

Intorno agli anni Venti di questo secolo, la moda volle gonne più corte e turbanti e fasce tra i capelli, riccamente ornati.
Intorno agli anni Trenta, si affermò definitivamente l’abito da sposa come lo intendiamo noi oggi: bianco, lungo, completato dal velo e dal bouquet di fiori.
Durante le due guerre mondiali, naturalmente si tornò ad abiti essenziali, eliminando il superfluo.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie al boom economico, tornarono di moda fasto e ricercatezza, fino ad arrivare ai nostri giorni.
Attualmente, il concetto del bianco, inteso come simbolo di purezza è stato sdoganato, ma rappresenta ancora la scelta più tradizionale, per l’abito nuziale. 

Foto copertina di Kyle Roxas