Informazioni utili matrimonio

Unioni arcobaleno e diritti LGBT: a che punto siamo?

Diritti LGBT, matrimonio gay, famiglie arcobaleno… Dal 2016 anche l’Italia ha una legge che prevede le unioni civili, ovvero un’unione che riconosce giuridicamente la coppia formata da persone dello stesso sesso, riconoscendone, davanti allo Stato, diritti e doveri. In pratica, è un’istituzione simile, ma non uguale, al matrimonio, che tutela anche i diritti LGBT.
Ecco in cosa consistono le unioni civili e a che punto siamo con i diritti LGBT.

Cosa rappresenta la sigla LGBT?

La sigla LGBT è un acronimo che rappresenta diverse identità legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, sostenendo i diritti per le persone lesbiche, gay, bisessuali o transgender (diritti LGBT).

La sigla non è solo un insieme di lettere: rappresenta visibilità, diritti e lotta contro discriminazioni. L’evoluzione della sigla riflette la crescente consapevolezza che l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono diversi e fluidi, e che ogni gruppo merita riconoscimento e protezione.

Evoluzione della sigla

Con il tempo, la sigla si è ampliata per includere altre identità e rendere più inclusivo il movimento. Alcune varianti comuni sono:

  • LGBTQ – aggiunge Q di Queer o Questioning (chi esplora la propria identità sessuale o di genere).
  • LGBTQ+ – il + indica tutte le altre identità non comprese nella sigla principale, come intersex, asessuali, pansexuali, ecc.
  • LGBTI – aggiunge I di Intersex, persone con caratteristiche sessuali che non rientrano nelle definizioni tradizionali di maschio o femmina.
  • LGBTQIAP+ – versione più estesa che include:
    • A – Asessuali o alleati
    • P – Panessuali

La situazione riguardo i diritti LGBT

Ad agosto 2017, 23 paesi e dipendenze nel mondo, prevedono il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso e 23 altri tipi di unioni civili, inclusa l’Italia, mentre in altri 72 paesi al mondo l’omosessualità è (e resta) reato, per il quale in alcuni casi è prevista anche la pena di morte.

Diritti LGBT in Europa

L’appartenenza all’Unione europea di alcuni degli stati, non solo esige l’abrogazione delle legislazioni persecutorie degli omosessuali, ma, con il Trattato di Amsterdam, esige l’approvazione di legislazioni che regolamentano la questione.

Il primo Stato a tutelare i diritti LGBT e riconoscere il matrimonio tra individui dello stesso sesso, è stato l’Olanda, nel 2001. A ruota son seguiti: il Belgio, la Spagna, la Norvegia, l’Islanda, la Danimarca, la Francia, il Regno Unito, il Lussemburgo, l’Irlanda, la Finlandia e la Danimarca. Nel 2019, il matrimonio gay sarà possibile anche a Malta e in Austria. In Italia, dal 2016 è riconosciuta l’unione civile, una sorta di tutela della coppia, che però non equivale al matrimonio.

Foto di Mikhail Nilov

Nel giugno 2018, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha riconosciuto la validità del matrimonio egualitario, in tutti i paesi membri “ai sensi della libera circolazione delle persone”.

Diritti LGBT: un passo in avanti per l’Italia

In Italia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è riconosciuto legislativamente (seppur non vi sia costituzionalmente un divieto). L’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili, tuttavia, è un’importante primo passo in avanti.
Questa legge prende il nome da Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratico che si è fatta portavoce e firmataria della norma, e garantisce alle persone LGBTQ+ gli stessi diritti e tutele di cui godono le persone eterosessuali.

Il 31 gennaio 2017, per la prima volta nella storia del nostro paese, è stato pienamente riconosciuto il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.
La Corte di Cassazione ha stabilito che un matrimonio celebrato all’estero deve essere riconosciuto anche nella giurisdizione italiana, qualora almeno uno dei due coniugi sia cittadino di un paese dell’Unione europea, in cui è in vigore il matrimonio egualitario.
Nonostante l’opposizione portata avanti da vari ministri, come l’attuale Ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana, il governo ha già espresso chiaramente che non cambierà la legge sulle unioni civili.

Sperando che questi buoni intenti non siano disattesi, proviamo ad approfondire l’iter che in Europa ha portato a riconoscere sempre più, a macchia d’olio, i diritti LGBT e in cosa consistono.

Che cos’è l’unione civile?

L’unione civile è un istituto giuridico introdotto per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso, che prevede diritti e doveri simili a quelli del matrimonio, ma mantiene una denominazione e un trattamento giuridico distinto, con alcune limitazioni soprattutto in materia di figli e adozioni.

Andiamo a vederci meglio.

@Freepik

Diritti LGBT e Patrimonio

Come per il matrimonio, i partner possono decidere per la comunione o la separazione dei beni.
In caso di morte di uno dei due coniugi, l’altro ha diritto alla pensione di reversibilità e all’eventuale Tfr maturato dal defunto. Per la successione, il superstite ha diritto al 50% del patrimonio del coniuge, mentre la parte restante andrà suddivisa tra gli eventuali figli.

Diritti LGBT e Adozioni

Il Tribunale per i minorenni di Bologna, con la sentenza n. 116 del 6 luglio 2017, ha creato un precedente, stabilendo che il figlio biologico del convivente possa essere adottato dal partner. In questo modo, i Tribunali si allineano agli orientamenti dei giudici di legittimità, ammettendo la stepchild adoption, all’interno delle unioni civili.

Coppie di fatto

Con la legge Cirinnà, sono state normate anche le coppie di fatto. Queste sono quelle coppie composte da “due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale. Tali persone non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.
In materia di assistenza in carcere o in ospedale, i conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi. Ciascun convivente può designare l’altro, come proprio rappresentante, con poteri pieni o limitati, in caso di malattia, che comporti incapacità di intendere e di volere, o in caso di problemi di salute o di morte (donazione di organi, trattamento della salma e celebrazione del funerale).

L’abitazione. In caso di morte di uno dei due coniugi, la convivenza è  al pari del matrimonio. La legge permette al partner di subentrare in un eventuale contratto di locazione o di continuare a vivere nella casa del convivente defunto, per un periodo che va dai 2 ai 5 anni.

Per quanto riguarda il mantenimento. I due conviventi possono sottoscrivere un contratto, dove prevedono la comunione dei beni. In caso di cessazione del rapporto, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro” gli alimenti, in proporzione alla durata della convivenza, “qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”.

Foto copertina di Wallace Araujo

Francesca Favotto
Condividi
Pubblicato da
Francesca Favotto

Post recenti

10 idee di Bomboniere fai da te

Le bomboniere sono da sempre uno dei simboli più amati nei matrimoni e nelle cerimonie.…

2 settimane fa

Matrimonio a Tema Arte: dal genio di Leonardo alle stelle di Van Gogh

Il giorno delle nozze è una tela bianca, pronta ad accogliere i colori, le emozioni…

3 settimane fa

Partecipazioni Matrimonio fai da te: consigli pratici

Le Partecipazioni Matrimonio sono il primo vero “biglietto da visita” del vostro grande giorno. Raccontano…

1 mese fa

Fornitori Matrimonio: tips per scegliere quelli giusti

Organizzare un evento perfetto significa prestare attenzione a ogni dettaglio; tra le voci più importanti,…

2 mesi fa

10 Scene Romantiche dei film diventate iconiche

Ecco una selezione delle 10 Scene Romantiche più belle del cinema d'amore, che hanno fatto…

2 mesi fa

Matrimonio a Tema Spezie: un viaggio sensoriale

Che scegliate una dimora storica, una serra luminosa o un casale rustico, con un’attenta scelta…

3 mesi fa